mercoledì 22 febbraio 2012

Strumenti da Laboratorio: L'Agitatore Magnetico

L’agitatore magnetico è uno degli strumenti di base di qualsiasi laboratorio scientifico.

Quando si ha l'esigenza di mescolare efficacemente e senza l'ausilio di aste ed agitatori esterni, un solvente e uno o più soluti, o anche dei reagenti, deve essere utilizzata necessariamente un apparecchiatura di questo tipo dove la rotazione di un’ancoretta magnetica sul fondo di un contenitore sul quale agisce un campo magnetico permette l'agitazione delle sostanze evitando il contatto diretto con elementi che potrebbero alterare il composto finale.

Le discriminanti per la scelta del giusto agitatore magnetico sono molteplici come ad esempio il riscaldamento per mezzo di una resistenza elettrica posta sotto il piano d'appoggio. Le temperature che possono essere raggiunte variano da poche decine di gradi fino agli oltre 300 °C per i modelli classici e superando i 550°C nel caso più performante di piastre riscaldanti in vetroceramica.

La velocità di agitazione, che può essere regolata mediante l'ausilio di un microprocessore ad impulsi e consente di ottenere un'ottima progressione di quest'ultima.

Anche le dimensioni possono variare, per tale motivo vengono spesso forniti a corredo degli appositi riduttori, supporti o blocchi porta provette che permettono l'inserimento di più unità al di sopra del piatto di agitazione per volumi massimi che si aggirano attorno ai 20 litri.

Grazie a questa tecnologia, inoltre, è possibile ottenere all'interno della soluzione a base liquida vortici della velocità di agitazione fino ai 1.500 rpm.

mercoledì 15 febbraio 2012

Guida all'uso di un Misuratore di Umidità

Informazioni generali sulla determinazione di umidità e come si usa un misuratore di Umidità

Quando è utile un misuratore di umidità

La determinazione veloce dell'umidità è sempre di enorme importanza laddove nel processo di produzione avviene assorbimento o cedimento di umidità da e verso i prodotti.
In numerose quantità di prodotti il contenuto di umidità costituisce sia una caratteristica qualitativà sia anche importante fattore di costo. Nel commercio di prodotti industriali e agricoli, nonché di prodotti chimici o alimentari, molto spesso vigono i valori limite del contenuto di umidità fissi, definiti nei contratti di fornitura e nelle relative norme.
Con umidità s’intende non solo il contenuto di acqua, ma di tutte le sostanze che evaporano a causa di riscaldamento. Oltre all’acqua vi si annoverano anche:- grassi,oli,alcool,solventi,ecc. ... Per rendere possibile la determinazione di umidità contenuta in un materiale si adoperano vari metodi.
Nello strumento per la determinazione dei nostri misuratori di umidità è sfruttato il principio di termogravimetria. In questo metodo, per determinare la differenza di umidità in un materiale, il campione viene pesato prima e dopo l’essicazione. Il metodo tradizionale usato nell’essicatore da laboratorio è realizzato in base allo stesso principio, ma il tempo di misurazione è molte volte più lungo. Per eliminare l’umidità, nel caso di essicatore da laboratorio, il campione è riscaldato dall’esterno verso l’interno con una corrente di aria calda. Nel caso dello strumento per determinazione di umidità la radiazione penetra nel campione ed è trasformata in energia termica, il riscaldamento avviene nel senso opposto: dall’interno verso l’esterno. Piccola quantità di radiazione è riflessa dal campione e questa riflessione è più grande in campioni scuri che non in quelli chiari. La profondità di penetrazione di radiazione dipende dalla
permeabilità del campione. Nel caso di campioni con bassa permeabilità la radiazione
pentra solo in strati superficiali del campione, il che può implicare l’essicazione
incompleta, copertura del materiale con incrostazione carboniosa o bruciatura. Per
cui è di estrema importanza preparare bene il campione.

Adattamento ai metodi di misurazione esistenti
La termobilancia per la determinazione di umidità sostituisce spesso altri
processi di essicazione (p.es. essicatore da laboratorio), perché con il servizio più
semplice permette di conseguire tempi di misurazione più brevi. È per questo motivo
che il metodo tradizionale di misurazione dev’essere adattato al misuratore
di umidità , affinché sia possibile ottenere i risultati paragonabili.
• Esecuzione di misurazione parallela:
Impostazione di valore più basso della temperatura nello strumento per il misuratore
di umidità , di quello impostabile nel metodo dell’essicatore da laboratorio.
• Risultato ottenuto con lo strumento per la determinazione di umidità non è conforme al risultato di riferimento:
- ripetere la misurazione con impostazione di temperatura modificata,
- modificare il criterio di spegnimento.

Prepazione del campione
Preparare alla misurazione sempre un campione solo. In questo modo è possibile
evitare lo scambio di umidità fra campione e ambiente. Se è necessario preparare
nello stesso tempo più campioni, bisogna conservarli in un recipiente ermeticamente
chiuso, per evitarne eventuali cambiamenti durante lo stoccaggio.
Per ottenere i risultati ripetibili il campione va esteso sul piatto campioni in modo omogeneo
e a strato fine.
In conseguenza di estensione non omogenea si verifica la distribuzione non omogenea
di calore nel campione essicato, il che comporta l’essicazione non completa o
causa prolungamento di tempo di essicazione. La causa di accumulo di campione è il
maggiore riscaldamento degli strati superficiali il che, a sua volta, causa bruciature
del campione o deposizione di incrostazione carboniosa. Lo spessore notevole o,
eventualmente, deposizione di incrostazione carboniosa non permettono di eliminare
l’umidità dal campione. Per questa umidità residua i risultati di misurazione ottenuti
non sono registrabili e né ripetibili.

Preparazione dei campioni di sostanze solide:
• Disporre i campioni in polvere e semi omogeneamente sul piatto per campioni.
• Sminuzzare i campioni a grana grossa con adeguato strumento, mortaio o tagliolo. Durante
questo processo evitare di riscaldare il materiale il che causerebbe perdita di umidità.

Preparazione dei campioni di liquidi:
Nel caso dei liquidi, masse o campioni soggetti a sciogliersi, si consiglia di usare i filtri in
tessuto di vetro che presentano i seguenti vantaggi:
• disposizione omogenea per azione capillare,
• assenza di gocciolamento,
• evaporazione veloce grazie a una superficie aumentata.

Materiale dei campioni
Di regola si ottiene una buona determinazione di umidità sui campioni che hanno le
proprietà seguenti:
- sono sostanze solide polverose o a granelli;
- sono materiali termicamente stabili che evaporano facilmente per determinazione
di umidità, sostanze volatili senza additivi di sostanze particolari;
- sono liquidi evaporanti fino a diventare sostanza secca senza formazione di
film.
La determinazione di umidità può essere difficile nel caso di campioni dalle seguenti
caratteristiche:
- sono viscosi/collosi;
- in essicazione si coprono facilmente di depositi carboniosi o hanno tendenza a
creare film;
- durante il riscaldamento facilmente subiscono scomposizione chimica o liberano
vari componenti.

Grandezza dei campioni / peso del campione

La scomposizione del campione incide in maniera notevole sia sulla durata di essicazione
che sulla precisione di misurazione. Ne risultano due esigenze contrapposte:
Più piccolo è il peso del campione e più corti sono i tempi di essicazione che vanno
raggiunti.
Ma più grande è il peso del campione, più preciso è il risultato ottenuto.

Temperatura di essicazione
Impostando la temperatura di essicazione si devono prendere in considerazione i seguenti
fattori:
Superficie del campione:
Campioni liquidi e pronti a deposizione, contrariamente ai campioni in polvere e a
granelli, richiedono minore superficie per il trasporto di calore. L’uso del filtro in fibra
di vetro migliora la penetrazione di calore.
Colore del campione:
Campioni chiari riflettono più radiazione termica di quelli scuri per cui richiedono più
alta temperatura di essicazione.
Accessibilità di sostanze volatili:
Migliore e più veloce è accesso all’acqua e altre sostanze volatili, più bassa temperatura
di essicazione si può impostare. L’acqua è difficilmente accessibile (p.es. in materie
plastiche); bisogna separarla con la temperatura più alta (più alta è la temperatura,
più alta è la pressione del vapore di acqua).
Per ottenere i risultati uguali a quelli raggiunti con altri metodi di determinazione di
umidità (p.es. con l’essicatore da laboratorio), occorre ottimizzare in maniera sperimentale
i parametri di impostazione, quali: temperatura, grado di riscaldamento e criterio
di spegnimento.

Raccomandazioni / valori indicativi

Preparazione di campione standard:
- Se necessario, sminuzzare il campione e disporlo omogeneamente sul piatto
in alluminio.
Preparazione di campioni speciali:
- Nel caso di materiali sensibili o difficilmente divisibili (p.es. mercurio), è possibile
utilizzare un filtro di fibre di vetro.
- Disporre omogeneamente il campione sul filtro di fibre di vetro e coprirlo con
un altro filtro di fibre di vetro.
- Il filtro di fibre di vetro può essere sfruttato come protezione dai materiali
spruzzanti (ogni spruzzo è causa di risultati di misurazione falsi).

Materiali idonei alla determinazione dell'umidità con una termobilancia


Forniamo agli utilizzatori una serie di materiali sui quali è possibile ( e normalmente viene fatto) determinare l'umidità con un misuratore di umidità :

Copolimero ABS
Piombo da accumulatore
Granuli acrile
Carbone attivo
Carbone attivo
Ananas, pezzetti
Pezzo di mela (secco)
Pezzo di mela (umido)
Artesan in polvere
Aspartam in granuli
Latte da bagno
Semi di cotone
Formaggio tipo Brie
Balsamo di bellezza
Fagioli
Burro
Acetato di cellulosa
Polvere cinese per potenza
Carta per foto CN (nitrocellulosa)
Fiocchi di mais
Pasta per tegole ceramiche
Pasta per riv. tegole ceramiche
Membrana per dialisi
Pasta per guarnizione interni
Colla dispersiva
Colla dispersiva (acquosa)
Dolomite
Colore per stampa liquido
Polvere elettrofiltro da combustione
rifiuti
Piselli secchi
Semi noce da terra
Caramelle rinfrescanti
Colore in polvere
Pasta ceramica nobile
Rifiuti da film 4
Acqua di fiume
Glassa / massa zuccheriera
Soluzione di urea a formaldeide
Formaggio fresco
Granuli di piante da mangime
Fagioli secchi
Piselli secchi
Carotta secca
Concime di gallina essicato
Granoturco essicato
Polvere da vetraio
Schiuma per capelli
Gel per capelli
Fiocchi di avena
Semi di nocciole
Semi di nocciole (spellati)
Hydranal Tartrato di sodio – 2–idrato
Yogurt
Caffè
Crema per caffè
Semi di caffè
Cacao
Semi di cacao
Calcare
Polvere di patate
Fiocchi di patate
Ketchup
Gel di silice
Colla
Aglio in polvere
Carbone in polvere
Gesso (naturale)
Zuccheri cristallino
Soluzione di resina sintetica(acquosa)
Lattice 1-2
Lattice LE1 3-5
Lattice O44 3-5
Lenticchia
Suolo loess
Argilla loess
Latte in polvere, scremato
Ricotta magra
Amido di mais
Mandorle (carmelizzate)
Mandorle (non trasformate)
Mandorle „di California”
Margarina
Massa per mattoni normali
Maionese
Farina
Micronile
Latte
Latte in polvere (MMP)
Latte in polvere (VMP)
Mozzarella
Caramelle a polivitamina
Lattice naturale
Massa torronea
Impasto per pasta
Succo di arancia concentrato
Carta
Poliamide PA 6 (Ultramid B3WG5)
Poliamide PA 6,6 (Ultramid A3WG7)
Politereftalene di butilene PTB (Crastin SK645FR)
Policarbonato PW (Macrolon 2805)
Policarbonato PW / copolimero ABS (Babyblend T65MN)
Pepe nero, polvere
Polimetacrilico di metile PMM (Plexiglas 6N)
Polipropilene PP
Polipropilene PP
Acido polistirenico-sulfonico
Sale naturale, soluzione
Polioksimetilene POM (Hostaform C9021))
Polistirene PS (Polystyrol 168 N)
Purina
Ricotta
Ricotta, “Ricotta grassa”
Sabbia di quarzo
Formaggio Raclette
Semi di colza
Riso (scottato a ultrasuoni)
Segale
Vino rosso
Granuli di residua di barbabietola
Sale
Salatini
Melma
Formaggio fuso
Cioccolato
Cioccolato in polvere
Copertura di cioccolato
Mangime per suino di rifiuti da cucina
Strutto di maiale
Shampoo
Sapone
Mostarda
Semi di sesamo
Farina di soia
Semi di soia, granulato
Panello di girasole
Olio di girasole
Spaghetti
Detersivo per piatti
Polvere
Derivato di amido
Colla ad amido
Formaggio molle
Zuppa (prodotto pronto)
Tabacco
Tè nero
Paste alimentari
Materiali tessili a fibre
Teofilina
Poliuretano PUR termoplastico, granulato
Noce
Polvere per lavare
Olio di frumento
Sanguinaccio di salame
Dentrificio
Cellulosa
Cemento
Zucchero
Barbabietola da zucchero

Per ognuno di questi materiali è suggerita una grandezza del campione specifico, un tempo di essiccazione ed una temperatura di essiccazione.


Calibrazione di un Misuratore di UMidità

Calibrazione come Bilancia : Siccome il valore di accelerazione terrestre non è uguale in ogni posto della Terra, ogni bilancia va adattata – conformemente al principio di pesata risultante dalle basi di fisica – all’accelerazione terrestre propria del luogo di posizionamento della stessa (solo se la bilancia non ha subito calibrazione di fabbrica nel luogo di posizionamento).Tale processo di calibrazione dev’essere eseguito al primo avviamento, dopo ogni cambiamento di ubicazione della bilancia, come anche nel caso di sbalzi di temperatura
ambiente. Inoltre, al fine di ottenere risultati precisi di misurazione, si raccomanda di calibrare la bilancia ciclicamente anche in modalità di pesatura.
• Assicurare le condizioni stabili d’ambiente e garantire il tempo richiesto di
riscaldamento , al fine di stabilizzare la bilancia.
• Eseguire la calibrazione con il piatto per campioni messo sulla bilancia.
Durante l’operazione non depporre sul piatto nessun oggetto.
• La calibrazione va fatta utilizzando il peso possibilmente più vicino al carico
massimo della bilancia.La calibrazione può essere eseguita anche usando pesi con altri valori nominali (10 g – 60 g), ma ciò non è ottimale dal puno di vista della tecnica di misurazione.

Calibrazione della temperatura
Si consiglia di verificare ogni tanto il valore di temperatura del misuratore di umidità con un kit per la rettifica di temperatura. La temperatura è rilevata in due punti (100°C e 180°C), e la correzione della temperatura è possibile sia nell’uno che nell’altro.Prima, dopo l’ultima fase di riscaldamento occorre lasciare lo strumento in raffreddamento fino alla temperatura ambiente.

mercoledì 25 gennaio 2012

Strumenti di Misura per l'Industria Alimentare

Le nostre soluzioni per i Vostri processi accompagnano la merce dall’ingresso fino
all’uscita. Anche se i processi produttivi sono simili, un impianto non è mai simile ad un altro. Per questo motivo non offriamo solo una vasta gamma di prodotti e prestazioni,sviluppiamo anche soluzioni personalizzate, frutto di un'attenta consulenza e di uno studio accurato dell'applicazione specifica.



UN PO DI NORME PER IL SETTORE ALIMENTARE

HACCP
La direttiva HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) è una norma per la sicurezza,redatta nell’intento di evitare errori nel corso della produzione che potrebbero rendere i prodotti non commestibili. Per questo programma vengono definiti punti critici di controllo basati sui principi del Codex Alimentarius. Viene anche stabilito chi, quando, dove, come e con che frequenza si deve procedere ai controlli.Con i rivelatori di metallo e di corpi estranei è possibile controllare in modo ottimale un punto critico fondamentale.

IFS

IFS Lo standard IFS, nell’attuale versione 5 rivista ed elaborata, stabilisce un sistema standard di valutazione per l’audit di tutte le aziende fornitrici di prodotti alimentari per la vendita al dettaglio. Lo standard contiene norme importanti che prevedono la sorveglianza regolare dei punti critici di controllo, la garanzia della rintracciabilità dei lotti e la sicurezza della funzione di misurazione mediante manutenzione preventiva.A tale scopo offriamo una gamma completa di sistemi per la pesatura delle ricette e la garanzia della qualità con rintracciabilità dei lotti.

EHEDG

L’European Hygienic Equipment Design Group si occupa dal 1989 della redazione e pubblicazione di linee guida per la fabbricazione di macchine ed apparecchi, con ottime caratteristiche di pulibilità e asetticità, utilizzati nella filiera produttiva di generi alimentari.

PROTEZIONE IP

Protezione IP La protezione IP (Ingress Protection) è un elemento importante delle caratteristiche di pulibilità delle nostre soluzioni. Offriamo soluzioni con grado di protezione IP65, 67, 68 fino a IP69K (resistenza ai lavaggi ad alta pressione).

PROTEZIONE ANTIDEFLAGRANTE

Anche nell'industria alimentare possono formarsi polveri con caratteristiche esplosive p.e. durante il trasporto e lo stoccaggio di cereali, zucchero o latte in polvere. Per tutti i livelli di lavorazione deflagrante disponiamo di prodotti di pesatura che possono essere utilizzati in diversi settori a rischio (Ex) d’esplosione. Oltre ad essere omologati in conformità alle normative attualI.

Occupiamoci ora delle diverse fasi di lavorazione , dall'entrata merci , al magazzino materie prime , ai controlli fino all'imballaggio ed all'uscita merci dal magazzino.

MERCI IN ENTRATA

In fase di accettazione delle materie prime è importante rilevare le quantità realmente fornite al fine di controllarne l’esattezza della fatturazione. A tale scopo sono disponibili bilance da banco o a pavimento in diverse versioni e forme costruttive che soddisfano gli aspetti di pulibilità, indispensabili per un design igienico. La vasta gamma di piattaforme, realizzate in materiali diversi e quindi con superfici diverse, offre la soluzione giusta per ogni settore d’impiego. Sono inoltre disponibili indicatori versatili le cui caratteristiche ne consentono l’impiego in diversi settori, sia per il semplice e comodo rilevamento del peso che, in versioni più sofisticare basate su PC, per il collegamento in rete.

In fase di consegna di recipienti e materiale d’imballaggio e di altri articoli conteggiabili, le merci in entrata devono essere controllate in termine di "pezzi", al fine di poter prevedere correttamente l’entità della produzione. La risposta giusta viene, in questo caso, dall’alta risoluzione e dalla precisione di conteggio offerte da tutte le bilance per il conteggio , che garantiscono risultati rapidi e precisi nel conteggio di tutte le parti in entrata e conteggiabili in termine di pezzi; questo naturalmente con la massima facilità d'impiego.

Determinando il valore di pH è possibile classificare le materie prime per la lavorazione successiva. Nel caso di carne e latticini il valore di pH costituisce un criterio fondamentale per stabilire la freschezza del prodotto non lavorato. I pHmetri economici e portatili sono utili per la facilità con cui possono essere utilizzati senza che il personale addetto debba essere istruito appositamente.

L'umidità contenuta nei prodotti naturali varia in larga misura. Per garantire una qualità costante del prodotto è importantissimo conoscere l'umidità in esso contenuta. A tale scopo può essere utile una termobilancia.

IMBALLAGGIO E USCITA MERCI

Durante il riempimento e l'imballaggio del prodotto finale si cerca di evitare sovrariempimenti, al di riempimento fine di risparmiare sui costi. Devono essere tuttavia rispettate le disposizioni legislative contenute nell’ordinamento sui prodotti preconfezionati. Si tratta quindi di trovare la soluzione migliore, anche se variazioni di processo inevitabili rendono particolarmente difficile questo compito. In questa fase di processo devono essere inoltre rispettate attentamente le norme HACCP e deve essere garantita la perfetta identificazione e rintracciabilità dei lotti. Con i sistemi di controllo del riempimento è possibile realizzare perfettamente sia soluzioni statiche, per il prelievo di campioni di controllo, sia soluzioni inline, basate su selezionatrici ponderali dinamiche, per un controllo al 100% con selezione dei prodotti non conformi. I quantitativi di riempimento vengono rilevati direttamente durante il processo, con l'invio immediato di un messaggio al quadro di controllo, evitando così i costi derivanti dalla produzione di prodotti non conformi. L’applicazione costante degli standard di design igienico per una facile pulibilità delle selezionatrici ponderali, nonché l’elevate risoluzioni, a dispetto degli alti valori di portata massima, offrono vantaggi considerevoli nell’applicazione pratica. È possibile adottare architetture di sistema diverse che vanno da una soluzione economica con stazioni di lavoro singole a soluzioni in rete, più complesse, con connessione al sistema informatico dell’azienda.Inoltre, selezionatrici ponderali dinamiche, con rivelatore di metallo integrato, possono svolgere anche due compiti fondamentali in un’unica fase di processo.

È possibile stimare, misurare e quindi rilevare ogni tipo di dato riferito a temperature, temperature di sigillatura, valore di pH, tasso di umidità, valore Brix con rifrattometri o percentuale d’ossigeno. I valori misurati possono essere pareggiati tra di loro oppure addizionati a fattori fissi per ottenere nuovi valori di riferimento. A tale scopo possono essere utilizzati terminali industriali intelligenti, con interfacce flessibili, per quasi tutti i sensori interni ed esterni al processo, che consentono un rilevamento diretto durante il processo di produzione e un controllo, un’analisi e una regolazione immediati. L’obiettivo è quello di sfruttare al massimo il potenziale di ottimizzazione del processo, rispettando le specifiche di prodotto e la sicurezza della produzione, naturalmente in osservanza delle norme legislative,p.e. in materia di rintracciabilità dei lotti |HACCP, e soddisfacendo gli standard IFS/ISO 22000.

PRODUZIONE: DOSAGGIO |FORMULAZIONE |RIEMPIMENTO

Per ottenere una qualità ottimale ed evitare lotti di scarto è importante dosare e miscelare automaticamente, con rapidità e precisione, le materie prime nel rispetto delle percentuali prescritte dalla ricetta utilizzata. Per la strumentazione di recipienti di processo in processi di dosaggio automatico, sono disponibili celle di carico d’alta precisione, trasmettitori e controllori,che possono essere connessi ai sistemi di comando sotto forma di terminali di pesata stand alone oppure di bus di campo. Le diverse soluzioni individuali vengono completate con sistemi di gestione delle ricette e dei lotti, basati sugli standard e sulle normative in vigore (HACCP, IFS), al fine di facilitare il monitoraggio e il controllo dei processi, nonché la conservazione dei dati.



Nell’industria alimentare è spesso necessario dosare manualmente, secondo una ricetta specifica, miscele di spezie o concentrati di aroma, per ottenere una qualità esatta e riproducibile del sapore. A tale scopo è importante disporre sia di bilance a piattaforma ad alta precisione per dosaggi di piccola entità sia di sistemi di dosaggio manuale delle ricette, che consentono di ottenere un'elevata sicurezza del prodotto grazie al comando intuitivo da parte dell'operatore. Con l’ausilio di diverse possibilità di ricalcolo del valore nominale è possibile ottimizzare il processo di dosaggio e miscelazione. Tutte le procedure di dosaggio vengono registrate e le operazioni che si discostano dalle prescrizioni della ricetta vengono documentate nell’audit trail. In questo modo anche i sistemi di dosaggio manuale delle ricette sono idonei alla convalida GMP e FDA. Le commesse possono essere adottate da sistemi ERP esistenti e rintracciate nuovamente dopo l'esecuzione. Naturalmente è possibile realizzare anche combinazioni con sistemi automatici di gestione batch.

Il valore di pH viene determinato per tenere sotto controllo i processi di fermentazione e maturazione in particolare durante la lavorazione del latte e la produzione di conserve acide.Vengono controllati sia i parametri di processo che quelli di prodotto, al fine di mantenere costantemente invariata la buona qualità del prodotto stesso. Sulla base del valore di pH viene adattata l’aggiunta di spezie ottimizzando così il processo. I pH-metri portatili costituiscono una soluzione perfetta per l’impiego mobile. Facili da utilizzare, robusti e resistenti possono essere utilizzati ovunque per effettuare misurazioni precise sul posto.

mercoledì 4 gennaio 2012

Cosa faremo nel 2012 -

E' da tempo che ci gira in testa la domanda : "cosa faremo nel 2012 ?". Non è banale porsela , non è banale rispondere. L'anno appena concluso , il 2011 , ha rappresentato per noi di Sinergica Soluzioni l'anno dei record, l'anno migliore della nostra pur breve storia. Breve ma intensa. Otto esercizi chiusi con successo e l'iscrizione al nono "campionato", quello del 2012. Non è poco. Non è affatto poco. I quasi diecimila ( 10.000 ) clienti che abbiamo servito in questi anni ce li ricordiamo tutti , uno per uno. E poi l'orgoglio di poter elencare nel nostro portfolio il meglio dell'industria e della ricerca Italiana. Negli ultimi dodici/quattordici mesi abbiamo fatto così tante cose , così tante iniziative che per un momento , seppur breve , ci era balenata nella testa l'idea ( che assurdità...) di poterci fermare per un po e consolidare i risultati.

Ma il fermarsi , evidentemente, non è contemplato nei programmi delle imprese , in quelle imprese che hanno l'obiettivo di diventare o restare leader nel proprio settore.

Ebbene facciamo solo in tempo a dire GRAZIE a tutti i nostri Clienti , a tutti i nostri fornitori ed a noi stessi per i risultati straordinari del 2011 che è già tempo di mettersi di nuovo al lavoro ed affrontare le enormi sfide che abbiamo davanti. E non è una frase fatta.

Già , ma siamo alla domanda iniziale : cosa faremo nel 2012 ? , quale sarà l'imperativo categorico che ci guiderà? , quale sarà il mantra che dovremo e vorremo recitare ?


C'è una parola che da sempre evoca in noi belle sensazioni , calde ed emozionanti sensazioni : CAMBIAMENTO. E' il termine che in assoluto si accompagna meglio alla creatività , alla vita , alla sopravvivenza , alla novità , alla tensione , all'operosità , all'adattamento , allo stress , alla programmazione , alla voglia di ricominciare, alla positività . E' in una sola parola , "la parola".

Pensi "CAMBIAMENTO" e si mette in moto il pensiero , le idee , tutto prende vita.

Bene , molto semplicemente , con il motore del CAMBIAMENTO acceso , ci accingiamo a vivere un 2012 ricco di nuove cose da fare e che ci traghetterà laddove ora nemmeno immaginiamo ma dove vogliamo fortemente andare.

Una crisi così dura creerà certamente non poche difficoltà , ma altrettanto certamente ci offrirà opportunità ed occasioni di crescita mai sperate prima.

Forza allora ! conviene partire, la strada è lunga..

Buon 2012 a tutti.

mercoledì 28 dicembre 2011

Nuova Bilancia Touch Screen per laboratorio

Bilancia da laboratorio touchscreen
con ampia gamma di funzionalità




La nuova bilancia da laboratorio Touchscreen dispone di
molte funzioni :

Pesatura, Conteggio, Dosaggio, Composizione
di miscele, Checkweighing, Somma
con somma giornaliera, Determinazione
percentuale, Pesatura di animali, Conversione
superficie

Funzioni

• Visualizzazione capacità
• Guida dosaggio (sottrazione, addizione)
• Visualizzazione netto/lordo, costante
• Numero pezzi di riferimento variabile
• Ottimizzazione automatica riferimento
• Detrazione tara numerica oppure da memoria
- Impostazione descrizione articolo,descrizione carico, utente, ecc.
- Unità di misura programmabile, ad es.
visualizzazione diretta in lunghezza filamento g/m, peso della carta o stoffa g/m2, ecc.
- Data/ora
-Funzioni statistiche
-Stampa GLP
-Formattazione individuale della stampa

Il modello più apprezzato di bilancia in laboratorio, la 572,ora anche con un innovativo touchscreen:
Grande schermo a sfioramento, ad alto
contrasto, retroilluminato per un comando
pratico e una comoda lettura
• Pratico inserimento di testo e valore
• Struttura menu chiara
• Pesatura con tolleranza
(checkweighing)
• 40 memorie per modalità di
funzionamento
• Robusto alloggiamento metallico, garantisce
stabilità, protegge i meccanismi di
pesatura ed è resistente all‘uso quotidiano
• Anello protettivo antivento di serie per
modelli con dimensioni piatto di pesata

mercoledì 21 dicembre 2011

Servizio di certificazione per pesi di calibrazione

Gli strumenti di misura calibrati richiedono mezzi di prova calibrati. Per
le bilance questi pesi di calibrazione sono detti anche “normali”.

Eseguiamo la calibrazione di pesi campione in tutte le classi limite di errore E1 - M3 sec. OIML R111-2004 ,
della grandezza compresa tra 1 mg e 500 kg.
• con valore nominale libero
• in Newton
• indipendentemente dalla geometria (forme particolari)

I VANTAGGI DELLA CALIBRAZIONE IN-HOUSE

Spedite i vostri pesi di calibrazione al nostro indirizzo.

• Eccezionale rapporto prezzo / prestazioni
• Tempi di elaborazione velocissimi in assoluto
- ACCREDIA O DKD-Standard: 5 giorni lavorativi

• I più moderni metodi di calibrazione con comparatore automatizzato
consentono di ottenere risultati assolutamente precisi e tempi di lavorazione rapidi
• Servizio di calibrazione per qualsiasi casa produttrice

• Lavoriamo anche vecchi pesi di clienti (ad es. pulizia o riregistrazione)
• Certificati di calibrazione ACCREDIA o DKD sono riconosciuti validi a livello
internazionale
• Su richiesta servizio di ritiro e consegna da parte del nostro corriere

Ridottissimi tempi di fermo e contatto diretto con il personale qualificato
contraddistinguono il nostro servizio

RICALIBRAZIONE

• Gli intervalli di ricalibrazione dipendono dalla frequenza d’uso, dalle
condizioni di utilizzo e dalle vostre esigenze di sicurezza.
• La normativa non prescrive un determinato intervallo di ricalibrazione.
• Si consiglia, in caso di uso intenso dei pesi di calibrazione, di
provvedere alla ricalibrazione ogni 6 mesi, in caso di uso normale
ogni 12 mesi.
• Siamo lieti di monitorare i vostri intervalli di ricalibrazione
Certificato ACCREDIA o DKD per pesi di calibrazione
Perché?

La calibrazione ACCREDIA o DKD è sempre necessaria qualora in un
processo Quality Management (ad es. in base alla ISO 9000 e seguenti, GS 9000,
TS 16949, VDA 6.1, FDA, GLP, GMP, ...) venga impiegato un mezzo di prova (bilancia o pesi di calibrazione).

Per che cosa ?

Ogni mezzo di prova perfettamente funzionante può essere calibrata ACCREDIA o DKD
Come?

Verifica della precisione a livello mondiale da parte di un
laboratorio accreditato DIN EN ISO 17025 tramite riconducibilità al campione di riferimento nazionale. Il certificato
di calibrazione ACCREDIA o DKD attesta sia le caratteristiche tecniche di misura dei mezzi di prova che i requisiti generali della
sorveglianza dei mezzi di prova.

Dove?

Riconoscimento internazionale – La sorveglianza internazionale
per la calibrazione è svolta dalla ILAC (International
Laboratory Accreditation Cooperation) e in Germania ad es.
dal DKD (= Deutscher Kalibrierdienst - Servizio di calibrazione
tedesco) in Italia da ACCREDIA

Quando?

Il gestore regola individualmente l’impiego dei mezzi di
prova e gli intervalli di ricalibrazione

lunedì 21 novembre 2011

Bilancia parlante

Quando il problema avanza, servono nuove soluzioni. Così, per la nuova epidemia di obesità, la Gran Bretagna mette in campo (ed in tavola) Mandometer, il piatto-bilancia parlante.

Il National Health Service è arrivato a tale decisione dopo una lunga strada.

Prima, l'accettazione di una situazione drammatica. La Gran Bretagna è il Paese con il maggio numero di obesi e sovrappeso in Europa, con un aggravio sulla sanità pubblica di 4,2 sterline l'anno.

Da tempo, il NHS si è visto costretto alla creativita. Ad esempio, allargando le ambulanza, per malati dalle dimensioni inusuali. Oppure, bilance in grado di sopportare un peso fino a quattro quintali.

E' tempo allora di passate al contrattacco. Per gli studiosi della Regina, prima fonte del peso in eccesso è lo stile alimentare, ricco di burro, bacon e lardo e malgestito dai cittadini.

A questo punto s'inserisce, Mandometer, prodotto svedese dal costo di 1.500 sterline. Il prodotto è composto da un piatto legato ad una bilancia, in grado di valutare il passaggio del cibo e di agire di conseguenza. Per esempio, Mandometer, tramite lo schermo allegato, mostra il passaggio della pietanza, dal piatto alla stomaco. Questo, spiegano i dietologi, aiuta gli obesi a potenziare la sensazione di sazietà, mangiando meno e più lentamente. E se poi il soggetto schiaccia troppo l'accelleratore, Mandometer avvisa: "per favore, mangia più lentamente".

Sospinto dalla fiducia del NHS ("Questo nel lungo periodo aiuta a dimagrire"), Mandometer sosterrà così due test pratici.

Il primo esperimento coinvolgerà 600 famiglie di Bristol, con almeno un genitore ed un figlio (11-15 anni) affetto da obesità. In caso di successo, si passerà al secondo turno, dove Mandometer dovrà aiutare 10 volontari: adulti e minori, tutti con una una variante genetica che inibisce la sazietà.

ATTENZIONE: l'articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L'autore, la redazione e la proprietà, non necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti accreditate e/o aventi titolo.

fonte dell'articolo : http://www.newsfood.com/q/c7a7f0e7/mandometer-il-piatto-parlante-per-gli-obesi-britannici/

mercoledì 19 ottobre 2011

Le bilance nella ricerca contro l'obesità

Le bilance Explorer di OHAUS svolgono un ruolo centrale nella ricerca della University of Florida, che cerca di determinare la relazione tra le femmine di topo incinte e obese e la loro prole, e di stabilire se una dieta ipercalorica ad alto contenuto di grassi aumenta il rischio di obesità nei cuccioli di topo, in base a se e quando questa viene introdotta.

Il ruolo degli animali da laboratorio nella ricerca e nella sperimentazione psicologica, eseguita da scienziati esperti e ricercatori in un ambiente controllato, è considerato essenziale per la comprensione del comportamento base umano e animale. Negli studi di ricerca di tutto il mondo, ogni giorno vengono condotti esperimenti per fare progressi in campo medicale e sviluppare protocolli per la cura di malattie e anormalità comportamentali.



Nel laboratorio di neuroscienze comportamentali della University of Florida gli scienziati stanno conducendo esperimenti sulla base biologica del comportamento. Questo laboratorio si concentra sugli studi che esaminano il comportamento alimentare dei topi e i suoi effetti sull'obesità, sulla dipendenza da nicotina e sull'assunzione di etanolo (alcol). La biologa Kimberly Robertson è la ricercatrice senior che supervisiona tutti gli esperimenti del laboratorio. Il Dott. Neil Rowland, responsabile del dipartimento di psicologia, supervisiona il laboratorio, mentre Anaya Mitra, dottoranda in neuroscienze comportamentali che sta anche seguendo un master in Sanità Pubblica, è la coordinatrice di questo studio.
Attualmente lo studio principale condotto nel laboratorio si concentra sull'obesità. Gli scienziati si stanno concentrando su questo studio dal momento che due terzi degli americani sono considerati obesi, e si tratta di un dato in crescita. In particolare è in aumento il numero di madri obese incinte e che partoriscono. Grazie ai topi del laboratorio, la University of Florida sta cercando di determinare la relazione tra le femmine di topo incinte e obese e la loro prole, e di stabilire se una dieta ipercalorica ad alto contenuto di grassi aumenta il rischio di obesità nei cuccioli di topo, in base a se e quando questa viene introdotta.

Lo studio cerca di determinare le conseguenze metaboliche e comportamentali della sovralimentazione gestazionale (madre obesa) sui cuccioli di topo. Secondo Mitra, "Questo studio si concentra sugli effetti fisiologici dell'obesità materna sullo sviluppo dei feti di topo". È particolarmente interessata ai risultati di questa ricerca dal punto di vista della sanità,della consapevolezza e dell'educazione pubblica.
Mitra aggiunge che "Con l'aumento del numero delle donne obese, è ragionevole pensare che aumenteranno le donne incinte obese. Le conseguenze metaboliche e comportamentali della sovranutrizione gestazionale avranno un impatto significativo sulla salute e sulle condizioni economiche di molte generazioni future. In linea con queste scoperte, uno degli obiettivi principali della ricerca è quello di esaminare le conseguenze di un ambiente prenatale ipercalorico sullo sviluppo - a livello di comportamento alimentare, sviluppo dell'obesità e patologie organo-specifiche nell'età adulta."
Nel tentativo di replicare gli schemi e il comportamento alimentare umano, gli esperimenti tentano di "creare" topi obesi imponendo loro una dieta simile a quella ad alto contenuto di grassi di un essere umano. La dieta "stile caffetteria" somministrata ai topi del laboratorio consiste in una dieta con il 60 % di grassi, i cui cibi sono acquistati al supermercato (per esempio wurstel e formaggio grasso) o creati in laboratorio (come burro di arachidi, cibo per topi e impasto per biscotti).
Strumento essenziale, il modello Explorer® Pro di OHAUS viene definito da Robertson come il "cavallo da traino del laboratorio". "Usiamo l'Explorer Pro quasi per tutto, dalla pesatura degli ingredienti per i cibi che prepariamo alla pesatura delle porzioni, prima e dopo il consumo, a intervalli di tempo prestabiliti, per misurare la quantità mangiata dai topi del laboratorio e per pesare i topi stessi. Questa bilancia è in grado di fare tutto con incredibile accuratezza, fino a 0,01 g. Quando occorre questo tipo di precisione e un'elevata portata di carico in termini di dimensione dei topi, usiamo questa bilancia. Viene tenuta su un carrello e portata dove serve.

Tutte le bilance Explorer di OHAUS possono regolarsi automaticamente a seconda degli
spostamenti sul piatto di pesatura.

In questo studio vengono condotti contemporaneamente più esperimenti. Per esempio a un gruppo di topi non è stato somministrato nessun tipo di grassi - la madre non è obesa e i cuccioli mangiano esclusivamente cibo standard per topi, non sono stati inseriti cibi grassi nella loro dieta. Un altro gruppo è stato testato per determinare gli effetti di una dieta ad alto contenuto di grassi sui cuccioli di topo nati da una madre obesa. Un terzo gruppo è stato testato per determinare gli effetti di una dieta ad alto contenuto di grassi su topi adulti nati da una madre obesa.
Il laboratorio si serve dell'Explorer Pro di OHAUS, una bilancia estremamente sensibile, per pesare piccole quantità di farmaci somministrate ai topi in esperimenti condotti per monitorare e registrare gli effetti della sovralimentazione.
In questi esperimenti i topi ricevono diverse quantità di un preparato di zuccheri e grassi (una miscela di Crisco e zucchero) a vari intervalli, per determinare il comportamento alimentare. Per prima cosa, dato che si tratta di un cibo di cui i topi vanno ghiotti, se fosse sempre disponibile per loro, lo mangerebbero tutto in una volta sola o lo consumerebbero in piccole dosi? Se viene dato loro solo di tanto in tanto, manifesteranno un impeto di gioia quando lo vedranno? Qual è il rapporto tra preparato di zuccheri e grassi consumato e cibo per topi consumato? Quale percentuale di contenuto calorico totale contiene il preparato di zuccheri e grassi?
In questo particolare esperimento l'Explorer Pro di OHAUS misura il dosaggio dei farmaci per vedere se alcuni influiscono sulla palatabilità del preparato di zuccheri e grassi. Dato che la dose di farmaco viene stabilita in base al peso dei topi, le bilance usate per questo scopo devono essere sensibili alle piccole quantità del farmaco testato. Il laboratorio utilizza la stessa bilancia per pesare farmaci anoressizzanti in esperimenti volti a stabilire se questi influiscono sul comportamento alimentare.

Le bilance analitiche Explorer Pro di OHAUS
hanno una risoluzione che arriva fino a 0,1 mg.

Le scoperte fino ad oggi sembrano indicare che i topi nati da madri obese tendono a diventare più grassi di quelli nati da madri magre. Una tendenza mostra che i topi maschi nati da madri obese e cresciuti con una dieta ad alto contenuto di grassi sembrano essere più reattivi dei topi nati da madri magre e cresciuti con una dieta a basso contenuto di grassi. I cuccioli cresciuti con una dieta alternata ad alto contenuto di grassi (impasto per biscotti, burro di arachidi, latte condensato, lardo, latticini e wurstel) mostrano dei livelli molto più alti di leptina (una proteina prodotta dalle cellule di grasso e responsabile della regolazione dell'assunzione di cibo e dell'accumulo di grasso nel corpo) e tendono ad avere livelli più alti di insulina.
Mitra conclude: "Inoltre stiamo anche valutando le differenze nella motivazione a ottenere il cibo. La nostra ipotesi è che i cuccioli mantenuti con una dieta ad alto contenuto di grassi saranno meno motivati a cercare cibo palatabile, mentre i cuccioli mantenuti con una dieta a basso contenuto di grassi saranno più motivati".
Il tipo di ricerca svolto nel laboratorio di psicologia delle neuroscienze comportamentali della University of Florida è innovativa e importante per capire gli schemi dell'alimentazione umana, l'obesità e la dipendenza. In questo laboratorio le bilance OHAUS vengono usate per molti scopi e sono essenziali in tutti gli esperimenti condotti.

giovedì 13 ottobre 2011

Nuova bilancia analitica Explorer

La bilancia più intelligente e intuitiva mai generata dalla mente di OHAUS. La nuovissima Explorer®.Alte prestazioni, bilance con la più avanzata tecnologia. Display touch VGA a colori multilingue ad alta risoluzione con icone per un uso intuitivo. Sensori touch-less multifunzione programmabili per aumentare velocità e sicurezza e limitare la pulizia. Diverse modalità di applicazione più libreria per l'archiviazione delle impostazioni utente relativa alle applicazioni La nuovissima Serie di Bilance Analitiche e di Precisione Explorer® : prodotti così straordinari che si differenziano da quanto visto finora!

Le applicazioni avanzate della Explorer di OHAUS semplificano anche le più complesse misure di laboratorio. Che si tratti di determinare la differenza tra pesi iniziali e residui o di calcolare la densità di solidi e liquidi, la Explorer elimina la necessità di laboriosi calcoli e registrazioni di dati manuali. Il display ad alta risoluzione e l’innovativa interfaccia utente rendono la configurazione e l’uso delle applicazioni della bilancia.

mercoledì 21 settembre 2011

Tutto quello che potete pesare con una Bilancia


Scoprite l'estrema precisione delle nostre bilance da un insolito punto di vista godendovi questo divertente video sulla pesatura "sperimentale" applicata a qualsiasi circostanza.. anche per la rilevazione del peso di un semplice bacio!


mercoledì 13 luglio 2011

Catena del freddo - conservazione degli alimenti: uso e abuso della Temperatura

Questo articolo è uscito su "Alimenti & Bevande" del 6 Giugno 2011.

Avete mai pensato a quanti consumatori piacerebbe cuocere un alimento poten­zialmente tossico? Oppure avere nel fri­gorifero una confezione di prodotto fresco, pri­vo di conservanti, salutare e magari "bio" ma che, se pur appena prodotto, dura solo poche ore? Se poi consideriamo che la modifica delle dinamiche sociali permette alla maggior parte dei consumatori di fare "la spesa" solo una vol­ta alla settimana, appare chiaro che il manteni­mento delle caratteristiche di salubrità e di qua­lità organolettica degli alimenti per un tempo adeguato ricopre oggi, come non mai, una no­tevole importanza. Evitare il rapido deperimento dei prodotti è certamente possibile, anche attra­verso il mantenimento della catena del freddo, ovvero garantendo la stabilità di temperatura, positiva o negativa, di tutta la massa del prodot­to dalla superficie al cuore, partendo dalla pro­duzione fino al momento della vendita o della somministrazione al consumatore finale.

La normativa di riferimento

Come primo rifermento di legge, anche se non di recente emanazione, può essere considerato d.p.r. 26 marzo 1980, n. 327, regolamento di esecuzione della legge 30 aprile 1962, n. 283, allegato C, Parte I e II, che fornisce agli operato­ri del settore alimentare ed alle autorità compe­tenti chiare indicazioni sulle temperature che de- vono essere mantenute durante di trasporto dei generi alimentari (vedi Tabella).

È interessante notare che più di trent'anni fa, an­che se non si parlava di catena del freddo, il con­cetto era comunque espresso attraverso il termine "regime di freddo".

Un secondo riferimento di legge specifico per il comparto dei prodotti "gelo" è il decreto legisla­tivo 27 gennaio 1992, n. 110, attuazione delta direttiva 89/108/CEE in materia di alimenti surgelati destinati all'alimentazione umana, nel quale vengono nuovamente riportate alcune indicazioni in merito alle temperature di tra­sporto dei prodotti congelati e surgelati; ad esempio, è permesso un innalzo di massimo 3 °C dei prodotti surgelati, sia durante il traspor­to a lungo raggio sia durante la distribuzione frazionata. Sempre in base a quanto previsto dal decreto legislativo 110/1992 chiunque inizi una nuova attività, oppure introduca nel pro­prio parco macchine un nuovo mezzo di tra­sporto di prodotti surgelati o congelati, deve darne segnalazione alle autorità competenti at­traverso D.I.A.P. o S.C.l.A.

Più recentemente, con l'emanazione del rego­lamento CE 852/2004 è stata ribadita l'impor­tanza del controllo delle temperature dei pro­dotti alimentari lungo tutta la filiera, In partico­lare, il testo di legge recita il seguente monito: "è importante il mantenimento della catena del freddo per gli alimenti che non possono essere immagazzinati a temperatura ambiente in con­dizioni di sicurezza, in particolare per quelli congelati". Il termine "congelati" riportato nell'epigrafe del regolamento comprende sia i pro­dotti congelati sia i prodotti surgelati. Per con­cludere, due precisazioni: per i differenti gene­ri merceologici possono essere presenti specifi­che prescrizioni di legge, a stretto carattere ver­ticale, integranti o più restrittive delle norme generiche; il mancato rispetto delle temperatu­re di trasporto e conservazione è generalmente sanzionabile ai sensi 5 della legge 30 aprile 1962, n, 283 e dell'art. 6 del decreto le­gislativo 193/2007.

Uso della temperatura

L'utilizzo delle basse temperature, associato ad una o più fasi di processo, è finalizzato alla rea­lizzazione di prodotti alimentari dotati di buone caratteristiche organolettiche e microbiologiche, in grado di soddisfare sia le prescrizioni normati­ve sia le aspettative implicite ed esplicite dei con­sumatori. Il mantenimento delle basse temperature è un importantissimo obiettivo da raggiungere, pertanto è necessario definire chiaramente quando e dove inizia la catena del freddo del nostro pro­dotto. Se consideriamo un dato alimento, siamo in grado di affermare con certezza in quale mo­mento della produzione ha inizio la catena del freddo? Per rispondere correttamente a questa domanda dev'essere valutata la tipologia di ali­mento che l'industria sta producendo. Per esem­pio, presso l'azienda si produce un semilavorato ready to use destinato agli utilizzatori intermedi, oppure un prodotto finito da esporre a scaffale? Dopo aver definito la tipologia e la destinazione di utilizzo del prodotto (come previsto dal Codex Alimentarius) è necessario considerare che l'ope­razione unitaria di congelamento, surgelazione o refrigerazione, di norma viene attuata una o più volte durante il processo produttivo, per fi­nalità simili o diverse, ma solo una può essere considerata come Inizio della catena del freddo. Questo ragionamento, se ripetuto in momenti differenti e per ogni genere alimentare realizza­to in azienda, potrebbe aiutare sia il Team HACCP dello stabilimento sia i funzionari prepo­sti al controllo a capire se la catena del freddo ha inizio presso l'azienda e, se sì, in coincidenza di quale step produttivo.

Una volta determinato chiaramente il punto di inizio della catena del freddo, dovranno essere implementate una o più procedure di controllo delle fasi "specificatamente predisposte" per il mantenimento delle temperature entro i limiti. Tali procedure non dovrebbero essere applicate solo per controllare quello che accade in azienda (monitoraggio interno dei CCP), è consigliabile estendere seriamente il controllo al di fuori del perimetro aziendale, al fine di aumentare il gra­do di sicurezza e qualità di quanto consegnato alla o dalla nostra azienda.


Abuso della temperatura

Una volta avviata la catena del freddo deve esse re mantenuta. Perché? Le motivazioni sono differenti, ma tutte conducono alla riduzione del rischio di modificazione chimica ed alterazione, microbiologica degli alimenti deperibili. L'abuso termico si configura nel momento in cu, la temperatura del prodotto fresco o gelo raggiunge in una o più parti della sua massa valori di temperatura oltre i limiti consentiti. Un innal­zamento della temperatura determina general­mente due gravi conseguenze: un'accelerazione delle cinetiche di reazioni chimiche alterative, come ad esempio l'irrancidimento ossidativo dei grassi ed una proliferazione di batteri associata alla potenziale produzione di tossine. Ipotizzia­mo che l'abuso termico sia un fenomeno conte­nuto (superamento di pochi gradi centigradi del­la soglia limite), non considerato durante gli stu­di di shelf life e costantemente presente nel si­stema distributivo della nostra azienda, quali po­trebbero essere le conseguenze? L'accelerazione delle reazioni chimiche nei prodotti, nella miglio­re delle ipotesi, determinerebbe una sensibile ri­duzione della shelf life con conseguente vanifi­cazione delle analisi di laboratorio e degli studi teorici effettuati sulla conservabilità, ma non so­lo. Le dichiarazioni di durata riportate nella sche­da tecnica o in etichetta potrebbero essere con­siderate "mendaci" dai clienti e dalle autorità competenti, con le conseguenze che tutti pos­siamo immaginare. Se invece l'aumento di tem­peratura fosse rilevante e duraturo (superamen­to dei limiti per molte ore) quasi sicuramente il nostro alimento non potrà essere più commer­cializzato. Nel caso in cui l'abuso termico determini, oltre alla decadenza sensoriale del prodotto, anche una proliferazione della flora batterica indesiderata il problema sarebbe sicuramente più grave ed essendo messa a repentaglio la sa­lute del consumatore sarà necessario attivare d'urgenza il sistema di ritiro o richiamo dei pro­dotti non conformi.


Come controllare la catena del freddo

Spesso quando si parla di catena del freddo e di controlli si pensa più al momento di carico, tra­sporto e scarico delle merci e meno a quanto avviene all'interno dell'azienda o della cucina. Il controllo del carico dovrebbe essere effettuato con modalità e tempistiche variabili, ad esempio deve essere distinta la tipologia di distribuzione tra lungo raggio e frazionata, perché per la se­conda modalità sono previste per legge soglie di temperatura più alte.

Il controllo delle temperature dovrebbe essere effettuato sia dagli operatori incaricati del­l'azienda (ristorazione collettiva e classica com­prese) appena prima dello scarico delle merci, sia dagli operatori addetti al trasporto appena pri­ma del carico delle merci sugli automezzi.

Nel caso in cui il trasporto dei prodotti alimenta­ri sia affidato a ditte esterne dovrebbe essere co­munque effettuato un doppio controllo come sopra indicato, atto a validare le operazioni di entrata ed uscita delle merci e per evitare futuri contenziosi tra aziende.

L'impiego di indicatori di scongelamento può es­sere un valido strumento da utilizzare secondo corrette modalità ed in associazione a strumenti di registrazione delle temperature in continuo. La costante applicazione delle GMP ed il severo monitoraggio dei CCP durante tutta la filiera produttiva permetterà di non avere difformità nello spessore degli anelli della catena del fred­do, che spesso si assottiglia in prossimità del consumatore finale.

Le regole da rispettare

Di seguito vengono riportate alcune semplici re­gole per effettuare correttamente il controllo delle temperature durante tutte le fasi di processo ed in particolar modo prima, durante e dopo il trasporto di generi alimentari:

• effettuare regolarmente la taratura presso centro "Accredia" di almeno due termosonde; negli spazi molto ampi (celle frigorifere) verifi­care la temperatura in almeno cinque punti della camera di refrigerazione - congelamen­to mediante termometro a raggi infrarossi, in caso di valori non conformi rilevare la temperatura superficiale ed a cuore prodotto;

• campionare la temperatura in cinque punti della unità di prodotto, quattro punti superfi­ciali ed uno a cuore prodotto;

• utilizzare almeno tre data logger da posizio­nare in punti strategici durante il trasporto; fissare limiti di accettabilità più restrittivi ri­spetto alla normativa in vigore;

utilizzare un recipiente chiuso ermeticamente contenente una o più termosonde immerse in liquido inerte atossico (ad esempio, glicerina) per simulare l'andamento della temperatura interna del prodotto trasportato;

posizionare uno o più recipienti con liquido inerte in aderenza delle pareti della camera refrigerata del mezzo di trasporto ed in pros­simità degli sportelli di apertura;

effettuare le operazioni di verifica delle tem­perature nel minor tempo possibile;

• se ritenuto necessario eseguire un carotaggio dei prodotti alimentari congelati/surgelati al fine di rilevare la temperatura anche a cuore prodotto.

giovedì 7 luglio 2011

IL MICROCLIMA E LA SUA ANALISI

Il microclima è l’insieme dei fattori (es. temperatura, umidità, velocità dell’aria) che regolano le condizioni climatiche di un ambiente chiuso come un ambiente di lavoro. Considerando che la maggior parte della popolazione trascorre l’80 - 90 % del tempo all’interno di edifici chiusi, è facilmente intuibile quale importanza riveste la qualità del microclima per il benessere dell’uomo.
Il benessere termico è rappresentato da quelle condizioni in cui l’organismo riesce a mantenere l’equilibrio termico (omeotermia) senza l’intervento del sistema di termoregolazione propria.
Tra l’uomo e l’ambiente, infatti, avvengono degli scambi termici allo scopo di mantenere costante la temperatura interna e di consentire la dissipazione del calore metabolico prodotto in eccesso. Ciò avviene attraverso diverse modalità, sia fisiche (convezione, conduzione, irraggiamento) che fisiologiche (sudore).
Nella formulazione del bilancio termico intervengono numerosi fattori distinguibili in due gruppi:

Fattori fisici ambientali (misurabili con Babuc A)

Temperatura dell’aria o di bulbo secco a ventilazione forzata TA (°C) (E’ la temperatura dell’aria misurata da un bulbo asciutto non soggetto ad irraggiamento termico e sottoposta a ventilazione compresa tra 2 e 4 m/s)

Temperatura del bulbo umido a ventilazione forzata TW (°C)

E’ la temperatura misurata da un bulbo ricoperto da una mussola di cotone inumidita con acqua distillata a temperatura ambiente, non soggetta ad irraggiamento termico, e sottoposto a ventilazione compresa fra 2 e 4 m/s)

Temperatura del bulbo umido a ventilazione naturale TN (°C)

(E’ la temperatura misurata da un bulbo ricoperto da una mussola inumidita con acqua distillata a temperatura ambiente, non soggetto ad irraggiamento termico, che risente della ventilazione naturale dell’ambiente)

Temperatura globotermometrica TG (°C)

(E’ la temperatura misurata mediante il globotermometro di Vernon, che consiste in un bulbo posto al centro di una sfera di rame verniciata esternamente di nero opaco. La superficie metallica, riscaldata per irraggiamento, trasmette all’aria contenuta all’interno della sfera una quantità di calore proporzionale all’irraggiamento termico, alla temperatura e alla velocità dell’aria dell’ambiente)

  • Velocità dell’aria VA (m/s)
  • Temperatura media radiante TR (°C)
    (E’ la media ponderata dei valori di temperatura in funzione della quale le pareti e gli oggetti presenti nell’ambiente emettono radiazione calorica)
  • Umidità relativa RH (%)
    (E’ il rapporto percentuale tra la quantità di vapore acqueo presente nell’atmosfera ad una certa temperatura e la quantità necessaria per saturare l’atmosfera a quella stessa temperatura)
  1. Fattori soggettivi strettamente legati all’individuo (valutabili tramite l’introduzione di un modello umano standard con caratteristiche prestabilite)
  • Temperatura corporea interna
  • Vestiario indossato
  • Superficie corporea vestita
  • Attività metabolica di base
  • Attività fisica svolta
  • Età
  • Peso
  • Acclimatazione
  • Stato di salute

Per facilitare l’analisi degli ambienti vengono generalmente utilizzati "indici microclimatici" che permettono la valutazione sintetica dell’ambiente attraverso la verifica del valore assunto da una sola grandezza-indice rispetto a valori di riferimento indicati dalla normativa vigente. I criteri basati sull’uso di indici sintetici permettono la valutazione dell’ambiente evitando la considerazione analitica delle numerose grandezze che determinano il microclima: l’indice infatti si sostituisce a queste e ne integra l’effetto sull’organismo umano.
Gli ambienti termici vengono distinti in moderati e severi (caldi-freddi), e per ciascuno di essi si utilizzano criteri di analisi e di valutazione diversi.
Un ambiente viene definito moderato quando non determina variazioni significative della temperatura corporea. Esso presenta, generalmente, le seguenti caratteristiche:

  • condizioni ambientali omogenee e poco variabili nel tempo
  • assenza di scambi termici tra soggetto ed ambiente che abbiano effetti importanti sul bilancio termico complessivo
  • attività fisica modesta e omogenea per tutti i soggetti (1,2 - 2 Met)
  • uniformità del vestiario indossato (0.5 - 1 Clo)
  • temperatura operativa: 10 - 30°C.

Se l’ambiente monitorato presenta queste caratteristiche gli indici di valutazione utilizzati sono PMV/PPD (ISO 7730 ora disponibile come UNI-EN27730), TE, TO, TC, TD.

Il PMV (Predicted Mean Vote) è una funzione matematica che dipende da: vestiario, temperatura dell’aria, attività svolta, temperatura media radiante, velocità dell’aria, umidità. Esso rappresenta il voto medio espresso da un ampio campione di persone residenti nello stesso ambiente, che esprimono la propria sensazione termica attraverso una scala psicofisica che va da un valore +3 (molto caldo) fino a -3 (molto freddo) passando per situazioni intermedie in cui lo 0 corrisponde alla neutralità.

Il PMV è correlato sperimentalmente al PPD (percentuale prevista di insoddisfatti), parametro che esprime il numero di persone che sarebbero portate a lamentasi delle condizioni climatiche riscontrate. Viene definito soggetto insoddisfatto quello che attribuisce all’ambiente in esame un valore del PMV pari a +/-3, +/-2 .

La norma ISO 7730 indica che lo stato di benessere termico si ha per valori del PMV che oscillano tra -0.5 e +0.5, corrispondenti ad un valore del PPD = 10 %

(La percentuale reale di insoddisfatti non deve superare il 20% secondo lo standard ASHRAE 55).

In correlazione agli indici PMV/PPD devono essere presi in considerazione anche altri parametri che concorrono alla formulazione del quadro microclimatico di un ambiente di lavoro:

  • la Temperatura operativa, TO in °C, che viene definita come la temperatura uniforme di un ambiente virtuale in cui il complesso degli scambi termici tra il soggetto e l’ambiente virtuale è pari alla somma degli scambi termici per convezione e irraggiamento fra soggetto e ambiente reale.
  • la Temperatura di Comfort, TC in °C, che viene definita come quella particolare temperatura che determinati il livello di attività, la resistenza termica del vestiario e l’umidità relativa, consente di realizzare il comfort termico ovvero PMV=0.
  • la temperatura Differenziale, TD in °C, che rappresenta la differenza fra TC e TO ed esprime la quantità di cui si deve modificare la TO per assicurare all’ambiente reale la condizione di benessere.

Un ambiente viene definito "caldo" quando sollecita un tendenziale aumento della temperatura corporea. Le caratteristiche che lo contraddistinguono sono:

  • elevati valori di temperatura operativa accompagnati da alti valori di umidità relativa dell’aria che richiedono un considerevole intervento del meccanismo di scambio termico per sudorazione al fine di conservare l’omeotermia
  • disomogeneità delle condizione termoigrometriche nelle postazioni lavorative
  • disuniformità del livello di impegno fisico richiesto e del vestiario indossato dagli operatori
  • temperatura operativa: > 30°C.

Se l’ambiante fisico presenta queste caratteristiche gli indici di valutazione utilizzati sono WBGT (Wet Bulbe Globe Temperature) (ISO 7243 ora disponibile come UNI-EN27243) e SWreq (Sudorazione richiesta) (ISO 7933 ora disponibile come UNI-EN27933).

Il WBGT (Wet Bulb Globe Temperature – temperatura a bulbo umido e del globotermometro) è uno degli indici utilizzato per la determinazione dello stress termico a cui è soggetto un individuo in un ambiente caldo. Rappresenta il valore, in relazione al dispendio metabolico associato ad una particolare attività lavorativa, oltre il quale il soggetto viene a trovarsi in una situazione di stress termico.

giovedì 30 giugno 2011

Luxmetri - Fotoradiometri. Valutazione delle radiazioni ottiche

Alle radiazioni ottiche si associa quella porzione dello spettro elettromagnetico che va dall'ultravioletto (UV) all'infrarosso (IR), passando per il visibile (VIS).


Le radiazioni ottiche possono essere prodotte sia da fonti naturali che artificiali. La sorgente naturale per eccellenza è il sole che, come è noto, emette in tutto lo spettro elettromagnetico. Le sorgenti artificiali, invece, possono essere di diversi tipi, a seconda del principale spettro di emissione e a seconda del tipo di fascio emesso (coerente o incoerente). Per quanto riguarda lo spettro di emissione, oltre all'ampia gamma di lampade per l'illuminazione che emettono principalmente nel visibile, esistono lampade ad UVC per la sterilizzazione, ad UVB-UVA per l'abbronzatura o la fototerapia, ad UVA per la polimerizzazione o ad IRA-IRB per il riscaldamento. Tutte le precedenti lampade emettono luce di tipo incoerente, mentre, nel caso dei laser, si è in presenza di sorgenti monocromatiche (una sola lunghezza d'onda), con fascio di elevata densità di energia, altamente direzionali e, appunto, coerenti (la fase di ciascun fotone viene mantenuta nel tempo e nello spazio). La possibilità di focalizzare un fascio di questo tipo anche a grandi distanze impone un certa cautela nell'utilizzo dei laser e, in molti casi, l'obbligo di adeguate misure di protezione per coloro che ne possono venire a contatto. Da qui la necessità di suddividere i laser in 4 classi, che vanno dalla classe 1, in cui non è pericolosa l’osservazione prolungata e diretta del fascio, alla classe 4, in cui è pericolosa anche l’osservazione della luce diffusa da uno schermo.

EFFETTI SULLA SALUTE:
I principali rischi per l'uomo derivanti da un'eccessiva esposizione a radiazioni ottiche riguardano essenzialmente due organi bersaglio, l'occhio in tutte le sue parti (cornea, cristallino e retina) e la cute. Come per le radiazioni ionizzanti, i danni procurati a tali organi possono avere un ben preciso rapporto di causa-effetto, cioè è possibile stimare una dose soglia affinché il danno si manifesti (effetto deterministico), oppure può non esserci una correlazione tra causa ed effetto ed allora si parla di effetto stocastico. Non tutte le lunghezze d'onda appartenenti alle radiazioni ottiche, inoltre, hanno gli stessi effetti su occhio e cute, come mostrato nella tabella sottostante.

Nel caso in cui la sorgente luminosa sia rappresentata da un laser, gli effetti sopra riportati risultano, nella maggior parte dei casi, amplificati e spesso irreversibili. Questo è dovuto alle caratteristiche che un fascio laser possiede. Anche per questo si parla spesso di rischi indiretti da laser, come incendi ed esplosioni. Un discorso a parte meritano le sorgenti (laser o non) di luce blu (380-550 nm) e quelle di IRA. Entrambe queste lunghezze d'onda vengono focalizzate dall'occhio e pertanto contribuiscono alla dose assorbita dalla retina. La luce blu viene spesso sottovalutata in quanto appartenente allo spettro di luce visibile e quindi erroneamente considerata "sicura". Le sorgenti di IRA, invece, pur giungendo fino alla retina, risultano "invisibili" e quindi, in presenza di una loro forte intensità, non vengono minimamente ostacolate da quei meccanismi istintivi come il riflesso palpebrale o quello di allontanamento.

INCIDENZA

E' molto difficile avere stime attendibili sull'incidenza di infortuni professionali dovuti all'esposizione a radiazioni ottiche. Questo lo si può capire se si pensa principalmente a due ragioni. La prima è che, a parte alcune eccezioni (eritema o ustioni), gli effetti non sono immediatamente riscontrabili. La seconda è che ogni giorno ciascuno di noi è esposto alla luce, sia artificiale che solare, in dosi difficilmente quantificabili e secondo modalità (luce diretta o diffusa) estremamente disomogenee. Ad ogni modo patologie come i tumori della pelle, tra cui il melanoma, sono ormai da tutti riconosciute fortemente dipendenti dall'esposizione a radiazione ottica ultravioletta. Nel caso dei laser, invece, le lesioni si manifestano molto più velocemente ed è per questo che, nel loro maneggiamento, il personale è tradizionalmente più cauto (e di solito anche più formato) e gli incidenti meno probabili.


I PRINCIPI DELLA PREVENZIONE:
Valutare
le radiazioni ottiche secondo le metodologie proposte dall'IEC per quanto riguarda i laser e le raccomandazioni del CIE e del CEN per quanto riguarda le sorgenti incoerenti.
Considerare eventuali lavoratori particolarmente sensibili (ad esempio senza cristallino) o sensibilizzati (che usano sostanze chimiche fotosensibilizzanti).
Risanare, se necessario, l'ambiente di lavoro per minimizzare i livelli di esposizione.
Proteggere il lavoratore mediante dispositivi di protezioni individuali (occhiali e indumenti idonei).

NORMATIVA VIGENTE:

Fermo restando quanto affermato dall'art. 18, e ribadito relativamente agli agenti fisici dall'art. 181, circa gli adempimenti del datore di lavoro in merito alla valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza, inclusi quelli derivanti dalle radiazioni ottiche artificiali, per il Capo V è prevista l'entrata in vigore il giorno 26/04/2010. Il Capo V del D.Lgs 81/08 stabilisce le prescrizioni minime di protezione per i lavoratori contro i rischi per la salute e per la sicurezza derivanti dall'esposizione alle radiazioni ottiche artificiali durante il lavoro. Questo significa che non si fa nessun riferimento a tutte quelle categorie di lavoratori esposti, per adempiere ad una determinata mansione, a radiazioni solari. E' buona prassi, qualora fosse necessario, valutare anche questo tipo di esposizione, così come qualsiasi altro rischio per la salute e la sicurezza del lavoratore (art. 28 comma 1 del D.Lgs 81/08). I limiti di esposizione a radiazioni ottiche (coerenti ed incoerenti) sono riportati nell'allegato XXXVII del Testo Unico in materia di sicurezza (D.Lgs. 81/08).


(fonte: ISPESL, INAIL, Decreto Legislativo n.81 del 9 aprile 2008, Decreto Legislativo 106/09)